Luglio 2008 Archives

gos.png
Quand'ero all'asilo i miei genitori decisero che dovevo fare un corso di danza.
Ai tempi delle elementari espressi il desiderio di giocare invece a calcio, ma la mia proposta fu cassata.
Fu così che, in occasione di uno di quei tristissimi saggi di fine anno cui partecipano solo parenti annoiati, mi presentai vestita da idiota, ma accompagnata da un brano delle Bangles, prontamente suggerito da mio padre.
Quando in seguito scoprii che la band in questione aveva registrato una cover di September Gurls dei Big Star rivalutai i tempi in cui saltavo sul divano ballando Manic Monday e Walk Like an Egyptian.

Le Bangles sono tornate a fare capolino nella mia vita due settimana fa, quando ho cominciato a guardare Gilmore Girls in inglese, ignorando il fatto che qualche tempo fa mia nonna mi rivelò cosa succede nell'ultima puntata della serie. Rivedere la prima stagione in ordine si sta rivelando un'esperienza estremamente piacevole, che supera le aspettative più paradisiache. Ero a conoscenza del fatto che la serie fosse deliziosamente gravida di citazioni musicali capaci di commuovere un pezzo di granito, ma anni fa avevo colto ben poco. L'apertura del pilota accompagnata da There She Goes dei La's, la successiva comparsa di un'effige degli Echo & the Bunnymen e la spiegazione dell'origine del nome di Rory Gilmore sono stati motivi più che sufficienti per farmi apprezzare inconzionatamente Gilmore Girls.

Tutto questo per dire che il clima estivo mi impedisce di godere delle sonorità spigolose che rendono invece pregevole il tedio autunnale. Oltre a Micah P.Hinson, cui rendo omaggio quotidianamente mentre studio in biblioteca, mi trovo spesso ad ascoltare album che avrebbero potuto accompagnare i miei balletti ai tempi dell'asilo, se solo i miei genitori ne avessero posseduto una copia.
Tra di essi spicca Beauty and the Beat delle Go-Go's, un disco del 1981 che ho scoperto pochi mesi fa. Dopo averlo ascoltato decine di volte ho constatato di avere una cotta adolescenziale per gli undici brani che lo compongono.
Quest'oggi, riprendendolo in mano, ho bramato un salto nei primi anni novanta per poter ripetere quel tragico saggio di danza accompagnata da How Much More o We Got The Beat. In ogni caso dubito sarebbe stato meno imbarazzante, ma l'idea di ballare un brano delle Go-Go's all'età di sei anni di fronte ad una platea deprimente non è male.

soundlabs_logo.jpg
Posso contare sulla presenza di qualcuno di voi?

DIG!

 | No TrackBacks

bjm.png

IMDB
The Brian Jonestown Massacre / Official Site / MySpace
The Dandy Warhols / Official Site / MySpace

Un bel documentario con cui abbiamo ammazzato il tempo.

Una breve trasferta in auto accompagnata da una playlist fin troppo casuale di Radio Sherwood e da domande cui non ha molto senso rispondere dopo mezzanotte.
Per la prima volta dopo mesi e mesi riesco a fingere di essere qualcun'altro, in una città diversa dalla mia. Quest'illusione mi fa stare bene. Assaporo il vento scacciando la sonnolenza.
Le strade sono deserte.
I campi carichi di granoturco mi circondano come una cornice onirica ed odorosa. Mi appendo ad un braccio e cammino per un po', lasciando che l'oscurità mi avvolga.

Quando rimetto la macchina in garage noto che ho scritto mentalmente un post.
Un post che non dovrei pubblicare. Perché non ha senso. Perché non è il mio stile. Perché sono nel pieno delle mie facoltà mentali e dunque non potrei poi giustificarmi millantando dell'ubriachezza molesta.

Domani mattina devo andare dal dentista.
Ovviamente non mi sono ancora ripresa dal trauma causato dagli anni della tortura ortodontica e temo molto il revival.


Senza il contatto con i blog di alcune adolescenti americane probabilmente oggi non sarei una blogger. Armandomi di html decisi di riprodurne la struttura. Solo in seguito constatai che quella cosa aveva un nome.
Amo i blog statunitensi al femminile di stampo alternativo perché mi infondono la voglia di fare.
La mia infatuazione più recente sono quelli dedicati interamente ai dolci. Da qualche tempo ho iniziato a preparare cupcakes con cui intossico mio padre; lui comunque sembra esserne felice.
Spesso però mancano ingredienti che, da quello che ho letto, sono tipici dei dolci americani. In Italia sembra necessario sostituirli con qualcosa di simile.
Molti di voi diranno: “In effetti è proprio così”.
Chi invece ha il piacere di vivere in una città infestata da una base militare americana potrebbe reagire diversamente. Per chi non lo sapesse, all'interno della base chiamata Ederle, situata nel quartiere di S. Pio X, a pochi passi dai marmi palladiani, ci sono gli Stati Uniti. Il problema è che possono accedervi solo i soldati ed un numero infimo di berici, che spesso sono sfruttati dai concittadini per l'acquisto di vestiti e ciarpame vario ad un prezzo molto molto conveniente.
Il fatto che della gente armata abbia trasformato un pezzo della mia terra nella succursale di Dallas* dovrebbe permettermi di acquistare una pirofila da forno in territorio americano senza dover pagare le spese di spedizione. Eppure non posso.
In quanto berica mi limito a subìre il teatrino infelice dei soldati in divisa che corrono attraverso corso Palladio di prima mattina. Subisco i loro SUV enormi, venduti in concessionarie riservate ai militari americani, e soprattutto sorrido sconvolta di fronte ai vicentini che si dicono favorevoli alla Ederle 2, perché i soldi contano più di un ecosistema devastato e di un'idea pacifista.

Nonostante tutto questo gli ultimi dolcetti che ho fatto sono venuti molto bene, anche se la glassa è risultata dolce in modo quasi stucchevole. La ricetta viene dal blog Life in a Peanut Shell (via Cupcakes Take the Cake).
Ho sostituito l'estratto di menta con frammenti di foglie di menta piperita proveniente dal mio “orto”. Tutti gli altri ingredienti sono biologici e in alcuni casi provengono dal circuito del commercio equo e solidale.
Il colore un po' più triste rispetto alla versione originale dipende dalla mancanza di schifezze chimiche e dall'uso di zucchero non raffinato.

Cup.jpg

"La scelta di prodotto alimentare piuttosto che un altro è un atto politico", disse un tizio qualche giorno fa in tv.

*in realtà non ricordo quale sia l'aspetto della base, perché quando la vidi ero troppo piccola. Dallas è un generico esempio.

sebadohbes.png
A volte ho l'impressione che i miei genitori vogliano rinchiudermi in un loculo insonorizzato. Le altre persone che ho la fortuna di frequentare reagiscono in modo ambivalente ai miei discorsi colmi di disillusione e quella che mia madre chiamerebbe “negatività”. Molti reagiscono lasciandomi da sola con la mia conversazione, che diventa così un monologo idiota. Dovrei ormai essere abituata a questa pratica, ma in realtà non posso fare a meno di soffirne ogni volta.
Per voi mi limito, perché temo la solitudine.

Nelle ultime settimane ho sperimentato la sofferenza che si irradia attorno al bivio che separa sempre più radicalmente silenzio e denuncia.
Un sabato sera mi trovavo al Cancelletto, uno dei ritrovi prediletti dai giovani berici per il rituale collettivo dello spritz. Ad un tratto sono comparsi un tizio (vile studente di Scienze Politiche) e una tizia che, dopo aver affermato di voler realizzare una ricerca di marketing, hanno distribuito dei pacchetti di Marlboro Compact a chiunque avesse dichiarato di essere fumatore. Questo ha spinto chiunque fosse nei paraggi ad accendere una sigaretta. Nel giro di pochi secondi mi sono sentita male perché l'aria nella piazzetta si era fatta irrespirabile.
Mi sono forse lamentata con gli amici avventori? Ho espresso il mio disagio? Ovviamente no. Ho sopportato fino al sopraggiungere della nausea. A quel punto me ne sono andata e ho passato il resto della serata odiando l'universo.

Non amo irritare le persone. Considerando con quanta fatica ho imparato ad interagire con la gente, parrebbe stupido cestinare tutto questo lavoro parlando di mucche piene di ormoni e fertilizzanti biologici. Eppure non posso farne a meno.
Poi ci sono giorni in cui ho paura e allora parlo poco; non mi lamento del fumo in faccia perché non voglio dare fastidio.
Esiste una qualche forma di equilibrio? Ha senso tenere la bocca chiusa quando si ha una grande notizia che fa soffrire?

Dopo cena ho lavato i piatti. Avevo lasciato in un angolo una confezione vuota di curry. Il barattolo era i vetro, il tappo di plastica. Ho tentato di separarli per fare la raccolta differenziata. Dopo qualche tentativo ho constatato che non era possibile. Ho pensato a tutte le persone che devono essersi trovate nella mia situazione. Dubito che qualcuno abbia reagito come me, una giovane donna con una cisterna della sopportazione costantemente colma.
Ho tentato invano di sventrare il tappo con una forbice. Ho poi considerato al possibilità di rompere il vetro, ma ho temuto per la mia incolumità.
A quel punto mi sono incazzata in silenzio e ho odiato nuovamente l'universo.
Il problema è stato infine risolto fondendo la plastica con la fiamma di un fornello e sventrandola con la forbice.

Che senso ha passare mezz'ora della propria vita in questo modo? Personalmente ho sfogato la mia frustrazione. La puzza di bruciato è divenuta il mio urlo isterico. Le imprecazioni sussurrate sottendevano gli insulti che non ho mai avuto modo di rivolgere agli autisti di SUV che hanno rischiato di investirmi, alle vecchie rincoglionite del comitato Sì Dal Molin, ai coetanei berici che mi fanno vergognare di esistere.
Mi sento vuota, perché la lotta con l'essere inanimato è stata ardua.
So solo che impedirò a mia madre di comprare di nuovo quel curry maledetto, sulla cui confezione non compariva nemmeno il simbolo che incita il consumatore a riciclare l'imballaggio del prodotto in questione.
Fate lo stesso. Odiate con me il deprecabile Curry della Cannamela ed assillate vostra madre con racconti atroci sullo stato delle mucche piene di ormoni. Forse un giorno i nostri monologhi travolgenti si riveleranno utili.

[Sebadoh "Homemade"]

lush.png
Tempo fa tra queste pagine non cartacee si parlò di Anthony Giddens e delle reazioni di adattamento al rischio da lui teorizzate. All'interno del post in questione espressi il mio desiderio di inaugurare una nuova sezione chiamata Impegno Radicale.
Vi presento dunque il primo intervento, con la speranza che possa esservi utile e gradito.

Ho deciso di esordire parlandovi di una catena di negozi chiamata Lush. Per molto tempo ho evitato di citare aziende e negozi (eccetto quelli di dischi) nei miei post, credendo che questa scelta attribuisse un carattere ultraterreno ai miei scritti giovanili. Ora ho cambiato idea, forse a causa della vecchiaia galoppante, che traspare sempre più sul mio volto perennemente crucciato.

Lush è una catena di botteghe di cosmetici. Nasce nel sud dell'Inghilterra nel 1995. L'idea di base su cui si fonda questo lodevole progetto è l'utilizzo di ingredienti a base di frutta, vegetariani o vegani, e il più rigoroso rifiuto di qualsiasi forma di sperimentazione sugli animali.
I motivi per cui adoro Lush moltissimi. Prima di scoprire la sede di Torri di Quartesolo, a qualche chilometro da Vicenza, ero spesso costretta ad usare prodotti testati sugli animali, perché quelli cruelty-free erano troppo costosi e spesso impossibili da trovare nei supermercati. Ricordiamo infatti che espressioni come "clinicamente testato", "prodotto finito non testato sugli animali" e "dermatologicamente testato" indicano che quel particolare articolo è stato a tutti gli effetti testato sugli animali. Lo stesso vale per le confezioni su non c'è scritto niente.
Lush propone una vasta gamma di articoli profumatissimi e preparati con ingredienti freschi e biologici, che vanno dallo shampoo ai profumi solidi, passando per i deodoranti e creme per il viso.
Su ogni prodotto Lush compaiono chiaramente gli ingredienti utilizzati, scelti perché interamente biodegradabili e, quando possibile, provenienti dal circuito del commercio equo e solidale. Per questo motivo l'azienda è stata citata ben quattro volte con menzioni positive all'interno della "Guida al consumo critico" realizzata dal Centro di Sviluppo di Francesco Gesualdi.
eraglaciale.jpgMolto spesso i prodotti Lush (come shampoo, saponi, balsami, bagnoschiuma, deodoranti, profumi, detergenti, ecc) si presentano in forma solida. Questo significa che possono essere venduti in un semplice foglio di carta riciclata. L'azienda tenta infatti, quando possibile, di ridurre al minimo il confezionamento degli articoli in vendita, in modo da abbassarne drasticamente l'impatto ambientale. La plastica utilizzata per le bottigliette e i barattoli è interamente riciclata e non tossica. I sacchetti sono biodegradabili e possono essere smaltiti nei bidoni del compostaggio. Persino le confezioni regalo, al posto del polistirolo, contengono "chips" biodegradabili a base di amido e acqua.
Inoltre i prodotti Lush sono fatti a mano e da qualche tempo la totalità dell'energia utilizzata nei negozi e nei laboratori proviene da fonti esclusivamente rinnovabili.

Qualche mese fa su Internazionale comparve un articolo firmato da Beth Ditto, la spumeggiante cantante dei Gossip, nel quale raccontava del suo incontro con i prodotti cosmetici solidi e non testati sugli animali. La settimana successiva una lettrice inviò una lettera alla redazione sostenendo che gli articoli in questione sono molto costosi, motivo per cui aveva scelto di non provarli.
Personalmente posso dire che quest'affermazione è falsa.
limonami.jpgI prodotti Lush sono solo apparentemente più costosi delle schifezze vendute al supermercato. La differenza sta nel fatto che, ad esempio, una piccola formina di shampoo da 55 grammi, il cui costo è mediamente di 7 euro scarsi, dura mesi e mesi, anche se utilizzata molto spesso.
Uno shampoo Lush dura infatti come tre bottiglie da 250 grammi di shampoo liquido. Questo significa inoltre che per trasportare shampoo liquido utile per 800.000 lavaggi sono necessari quindici camion. Per quello Lush ne serve solo uno!
Le botteghe Lush sono sparse per tutto il territorio italiano. Qui trovate i luoghi in cui sono dislocate. In alternativa potete far uso del negozio online.
Vi invito caldamente a provare qualche prodotto. Ve ne innamorerete senza dubbio. Nel giro di qualche mese io sono diventata una vera e propria Lush-addict e ho provato un buon numero delle delizie disponibili.

Per chi non sapesse come muoversi tra le mille offerte mi permetto di offrire qualche consiglio:

Era Glaciale (Sapone/Bagnoschiuma)
Conosci la Terra dove i Limoni Profumano (Sapone/Bagnoschiuma)
I love me (profumatissimo olio da massaggio)
Frutti di Bosco (una delle tante maschere di bellezza. Sono tutte divine)
Skin Drink (l'unica crema idratante che sia stata in grado di dare pace alla mia faccia, costantemente spellata dalle intemperie invernali)
A Piede Libero (una crema alla menta per piedi martoriati. E' così profumata che viene voglia di mangiarla)
Acqua di sole (ottimo tonico non corrosivo)
Erbalibera (detergente solido pieno di erbette)
Jungle (balsamo profumatissimo. Da quando ho cominciato ad usarlo molte persone si sono complimentate per l'aroma divino dei miei capelli)
Karma Shampoo (vegano. Per lavaggi frequenti)
Belli capelli (una sorta di alternativa naturale al gel per capelli. Questo è per lisciarli. Ormai non posso vivere senza)
Come un sole rosso acceso (henné naturale. Prepararlo ed applicarlo è un po' complicato, ma i risultati sono ottimi. E soprattutto non provoca la cecità come le tinte chimiche)
Teodoro (ottimo deodorante)

grugno.jpgPer ulteriori informazioni circa la battaglia contro i test sugli animali vi invito a visitare il sito della Lega Anti Vivisezione. Oltre a trovare informazioni molto utili e significative potrete scegliere di adottare a distanza o con affidamento diretto alcuni animali sottratti al maltrattamento e ai combattimenti clandestini.
Uno dei miei sogni è quello di avere un maiale da compagnia. Se solo avessi lo spazio necessario farei di tutto per adottare questo bel porcello di nome Grugno.

About this Archive

This page is an archive of entries from Luglio 2008 listed from newest to oldest.

Giugno 2008 is the previous archive.

Agosto 2008 is the next archive.

Find recent content on the main index or look in the archives to find all content.