
Una volta terminati gli esami restano parecchie ore al giorno per marcire di fronte alla pagina web su cui dovrebbero comparire i voti.
La notizia dell'anno è che ho passato Statistica (otto crediti) al primo tentativo. Come conseguenza di tutto ciò mi colloco a pieno titolo in una categoria oggetto d'invidia di molti iscritti al mio corso di laurea.
Sto ovviamente parlando di coloro che hanno passato gli esami della Triade Infernale, lo spauracchio di Scienze Sociologiche, che secondo la maggior parte dei colleghi con cui ho parlato si compone di Statistica, Inglese, Inglese Avanzato, Economia Politica I ed Economia Politica II.
Ora che ho oltrepassato questo ambito traguardo posso finalmente vantarmi di qualcosa.
Dopo aver terminato gli esami ho passato due giorni dal retrogusto infelice, durante i quali ho guardato schifezze in tv e ho badato alle mie piante. Avendo trascorso gli ultimi sette mesi della mia vita contemplando con trasognato ardore le copertine dei libri che non avevo modo di leggere, sto cercando di recuperare il tempo perduto con un testo minore di Tahar Ben Jelloun.
Ho molta voglia di prendere a sberle le persone che, ai tempi delle superiori, mi illusero dicendo che l'università è meravigliosa e che tra un esame e l'altro c'è un sacco di tempo per leggere e aggiornare il proprio cervello. Nulla di più falso.
Negli ultimi mesi ho preso seriamente in considerazione l'idea di procurarmi degli audiolibri da ascoltare in treno e camminando, per concedere un minimo di tregua ai miei occhi sempre più stanchi.
Ho poi optato per un ascolto compulsivo di “I Can Hear Your Heart” di Aidan John Moffat.
Ora non so cosa fare. Ieri, l'altroieri e il giorno precedente sono andata a Festambiente, una specie di sagra che si svolge ogni anno in quartiere abbastanza vicino alla mia dimora.
Mercoledì sono entrata nel parco del Retrone e camminando nella folla mi sono quasi schiantata addosso ad una serie di personaggi con cui uscivo anni fa e che hanno cominciato a snobbarmi dopo la mia tragica rottura con Pacci. Da quel giorno sono diventata un soggetto malefico agli occhi di molti. La persona che mi detesta di più ha giocato sarcasticamente con i miei capelli per un po', facendomi notare che sono brutta con qualsiasi taglio. Questo non ha scalfito il mio spirito. Ho smesso di prenderlo in considerazione dal giorno in cui mi ha fatto presente che non avrebbe più bevuto vino. Come si può essere dei veneti con simpatie per la Lega, nonché ossessionati dal corpo degli Alpini, senza bere vino?
Giovedì Baldra ed io abbiamo vagato tra gli stand e abbiamo passato parecchio tempo nei pressi di quello di AltroMercato, dove era stata allestita una presentazione sulle multinazionali più malefiche del settore alimentare. Ho letto svariate cose traumatiche. Alcune le sapevo già. Altre hanno arricchito la mia collezione di aneddoti tragici che generalmente utilizzo per turbare le persone.
Venerdì sono arrivata in compagnia della mia adorabile amica Giulia e del suo consorte detto Spera.
Spera ha ventisette anni e millanta una gestualità curiosamente retrò. Ponendo sul tavolo la sua anzianità è fuggito alla ricerca di qualcosa a bere. E' tornato dopo qualche minuto con vino rosso e succo d'arancia equo e solidale, lamentando la mancanza di bevande corrosive come la Fanta.
A quel punto ci ha preparato un mix prelibato chiamato rabaltà, di cui ignoravo l'esistenza, forse perché quand'ero piccola il mio nonno veneto non era solito ubriacarmi per verificare la mia virilità. Tutt'ora mi impedisce di bere più di mezzo bicchiere di vinetto quando vado a trovarlo a Schio perché teme che possa schiantarmi facendo manovra.
Quando siamo stati raggiunti da Baldra, che aveva appena finito di lavorare, mi ero già fatta rumorosa e molesta. Questo non mi ha impedito di intavolare una discussione sul vergognoso sessismo che permea Love Bugs, il programma che avevamo guardato dopo cena. Non ricordo le derive di questa fase della serata. So solo che dopo un po' ho dovuto abbandonare i periodi troppo lunghi e limitarmi a frasi brevi, perché ero troppo stordita per ricordarmi cosa volevo dire.
Ovviamente mi sono divertita molto e ho maledetto i tempi in cui, durante le ore scolastiche di religiose, un messaggero di Dio faceva presente alla mia classe che stordirsi è Male. Non dimenticherò mai il giorno in cui ci ricordò che annegare nell'alcol la propria timidezza è un segno di grande debolezza. Disse che solo le persone forti riescono a superare i piccoli problemi dell'adolescenza senza bere. Dio è dalla loro parte. Li sostiene e infonde nei loro corpi la forza per agire lucidamente.
All'epoca mi arrabbiai molto, anche se scelsi di stare zitta. Una mossa molto furba considerando quello che fui costretta a passare in seguito, grazie ai miei post su Underbreath.
Oggi ripenso ai quei tempi con un certo orrore misto a nostalgia. Mi mancano in particolar modo i poster antiabortisti sparsi nei corridoi e nella “bacheca degli studenti”.
Carezzo da tempo l'idea di scrivere qualcosa di definitivo sulla mia esperienza tra le mura cattoliche, anche perché spero che questo possa finalmente liberarmi dal peso di certi ricordi. Al momento però credo di avere altre priorità, come imparare a trattenere la mia ira di fronte a chi fa battute razziste di rara crudeltà.
Negli ultimi tempi ho scoperto che sono ancora vulnerabile e che una vita tra i leghisti non è mi stata sufficiente a forgiare un muro d'acciaio contro la demenza altrui. Persino mio padre mi ha fatto presente che dovrei fuggire da qui prima che sia troppo tardi.
Per troppo tardi intendo “quando sarò priva di autocontrollo e insulterò chiunque si vanti di essere un boaro (senza offesa per chi alleva le mucche permettendo loro di vivere in tranquillità e non stipate come sardine)”.
[Mirah "Small Town"]
[The Go-Go's "Tonite"]
[Hefner "God Is On My Side"]