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You Can't Walk in Your Sleep (If You Can't Sleep)

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Avrei molti motivi per definire deprimente il mio corso di laurea. Eppure da qualche tempo ho deciso di impormi una certa di quantità di fiducia sistemica settimanale.
Studiare sociologia a Padova significa avere a che fare con un buon numero di professori competenti e simpatici, cosa che per me rappresenta una sconvolgente novità.
Qualche tempo fa, durante una lezione di Mutamento Sociale, il mio professore interpellò la sua platea relativamente alle cosiddette Reazioni di Adattamento al Rischio teorizzate da Anthony Giddens*.
Ognuno di noi cementicei studenti doveva comprende il senso delle quattro reazioni e individuare quella più vicina alla propria percezione della questione.
Le reazioni sono:
1. Accettazione pragmatica: consiste nel “partecipare alla vita in modo pragmatico, concentrando l'attenzione sui problemi e sugli impegni quotidiani. (...) L'accettazione pragmatica non è priva di costi psicologici. Essa implica un'indifferenza che spesso riflette gravi stati di ansia che in alcuni individui affiorano ripetutamente a livello cosciente. (...) E' compatibile con un atteggiamento di fondo pessimistico o anche di speranza, entrambi possono coesistere in maniera ambivalente.”
2. Ottimismo sostenuto: “è costituito essenzialmente dal perdurare di di atteggiamenti illuministici: una prolungata fede nella ragione provvidenziale a dispetto dei pericoli che minacciano la nostra epoca.”
3. Pessimismo cinico: “presuppone un diretto coinvolgimento nelle ansie provocate dai pericoli che comportano gravi conseguenze. (...) Il pessimismo non è una formula d'azione e nella sua forma estrema sfocia solo in una depressione paralizzante. Congiunto al cinismo, tuttavia, offre una prospettiva non priva di implicazioni pratiche. Il cinismo attenua il pessimismo perché per sua natura spegne le emozioni e introduce una vena di humour.
4. Impegno radicale: “atteggiamento di contestazione pratica nei confronti delle fonti di pericolo riconosciute. (...) Si tratta di una posizione ottimistica ma legata a un'azione di protesta più che a una fede nell'analisi e nella discussione razionale. Il suo primo veicolo è costituito dai movimenti sociali.”
E' facile immaginare che gli studenti del corso di Scienze Sociologiche, presso la Facoltà di Scienze Politiche di Padova, si collochino naturalmente all'interno della categoria dell'impegno radicale, che in parole povere significa anche fare la raccolta differenziata con un minimo di criterio.
I dati hanno invece dimostrato che buona parte dei miei compagni di corso preferisco la via dell'accettazione pragmatica e dell'ottimismo sostenuto.
Come non restare sconvolti di fronte all'evidenza? Persino chi apprende quotidianamente come sviscerare i problemi e valutarne una possibile risoluzione si manifesta poi come uno sfrenato ottimista di stampo settecentesco o come individuo dedito esclusivamente a sé stesso.
Noi adepti dell'impegno radicale -una risicata minoranza- ci scambiammo occhiate di tumultuoso sconcerto.

Le conseguenze di queste Reazioni sono evidenti presso i bidoni della raccolta differenziata, situati fuori dall'aula magna di Dipartimento. Ogni giorno ne contemplo il contenuto, crogiolandomi nella disillusione e nella rabbia.
Se degli studenti universitari coscienti del fatto che esiste un problema ecologico non sono neanche capaci di gettare le bottiglie di plastica nell'apposito bidone, che cosa frulla nella mente dei sedicenni che venti minuti fa hanno avuto il coraggio di sfottermi perché indosso un collare ortopedico?
Viviamo effettivamente in un regime di idiozia diffusa o sono io che ho a che fare con la feccia della gioventù veneta?
Queste sono solo alcune delle domande che deturpano la mia serenità. Senza contare il fatto che dal giorno in cui Berlusconi ha vinto le elezioni non ho più avuto il coraggio di guardare un solo telegiornale per intero.

Per calmare la mia angoscia e convincermi che la mia esistenza non si traduce solamente in emissioni di anidride carbonica ed accumulo di rifiuti, ho deciso di sfruttare il mio angolo di pseudovisibilità (i miei turni di comunicazione al bar non sembrano avere conseguenze degne di nota) per condividere con voi una serie di accorgimenti apparentemente scontati, ma che molti dei coetanei con cui mi sono confrontata sembrano ignorare, talvolta deliberatamente.

Questa nuova categoria si chiamerà Impegno Radicale, in onore dei pochi colleghi che hanno scelto questa opzione.

[In conclusione vi invito a leggere il mio intervento di maggio su Citylights, prima che scompaia....]

*Giddens ne parla all'interno dell'opera “Le conseguenze della modernità”, edita da Il Mulino.

Update: Vi consiglio di fare un giretto su 50 Ways to Help the Planet (via Neve di Miele)

Tags:

  • ambiente
  • anthony giddens

Posted on 24.05.08 16:56 | Permalink

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