« Aprile 2008 | Main | Giugno 2008 »

Maggio 2008 Archives

04.05.08

The Triumph of Our Tired Eyes/Have You Seen The Little Piggies?

piggies1.png
Dicono che un buon metodo per spegnere il cervello sia affidarsi ad un istruttore di yoga.
Ricordo il giorno in cui una mia ex compagna di classe, la Nobile, riuscì a radunare un piccolo pubblico raccontando della sua prima lezione di Yoga.
All'epoca ero una giovane problemativa, ma capace di reprimere il mio istinto polemico. Fu così che, dopo aver ascoltato le sue storielle da donna vissuta ed incapace di tacere sulla nobilitante professione di suo padre, mi limitai ad un urlo liberatorio immaginario.
Tutt'ora ho difficoltà a relazionarmi con chi crede di fare quel tipo di Yoga e frequenta invece un corso bislacco di Hatha Yoga volto a rassodare natiche e cuori troppo gonfi di sentimenti inutili.

I miei altri significativi mi consigliano molto soventemente di abbandonare la via della tortura autoinflitta, poiché un singolo individuo non può cambiare il mondo.
Non ricordo il giorno in cui devo aver affermato di voler cambiare il mondo. Ricordo però le mie frequenti crisi isteriche. Tra un singhiozzo e l'altro trovano posto il senso di colpa, lo sconcerto ed ancora una volta il senso di colpa.
Come siamo giunti ad un punto in cui raccontare a tavola che la Philip Morris possiede la Kraft Foods significa essere fastidiosi?
Perché trasmettere una notizia oggettivamente terribile fa di te un deprecabile massimalista?
Schiavitù, guerre, sfrenata idiozia. Ha senso ignorarle, lasciare che prolifino?

Sto raggiungendo un limite oltre cui trova posto solo l'apatia, in attesa di una fuga post lauream. Ogni sacrificio, ogni scelta critica continua a sembrarmi un inutile granello di polvere se paragonato alla silente accettazione dello status quo che sperimento ogni giorno, persino tra i miei compagni di Scienze Sociologiche.
Mi consolo fingendo che i maiali che non ho mangiato negli ultimi due anni siano ancora in vita, liberi di giocare ad acchiapparella su una graziosa collina in fiore. A questo aggiungo una pratica che avevo abbandonato, ovvero lo sfrenato stordimento alcolico del sabato sera, che per molti veneti, compresa la sottoscritta, fa del Momento Spritz un attività ludica che comincia verso le sei e si dilunga per quattro deliziose ore.
In quei preziosi istanti l'Aperol cessa di essere canceroso e la cena diviene una degna sostituta di veri e propri eventi notturni.

[The Zen Circus & Brian Ritchie: Vent'anni]
[Patrick Wolf: A Boy Like Me]
[A Silver Mt. Zion: Take These Hands and Throw Them in the River]
[Sleeping States: The Devil is in the Detail]

12.05.08

A Means To an End

control.png
Da qualche tempo ho scoperto un buco nel mio spirito. Questo buco è di dimensioni considerevoli. Credo che sia dedicato alla fede e al senso di appartenenza. Sorvolando sulle questioni religiose, la cui persistenza nella mia coscienza sta frantumando molte cose che dovrebbero invece essere solide, ho notato una sempre più sentita richiesta di certezze da parte del mio animo.
Un tempo avrei cercato nella letteratura, in un disco chiave.
Oggi non posso fare a meno di tentare una via più semplice, che non implichi investimenti mentali troppo elevati.
Invidio segretamente i minorenni che lungo Corso Palladio fanno ciò che mi apparteneva quando ero solo una fatiscente fan degli Smiths al primo stadio. Hanno un sacco di tempo da cestinare con disincantato candore.
Attraverso la demenzialità di una corsa a perdifiato sembrano colmare un vuoto che io ero solita allargare chiedendo sempre e comunque risposte affermative. Le ottenevo molto di rado.
Il motivo per cui oggi mi scopro così disperatamente dipendente da Baldra risiede nella sua capacità di rispondermi come nessun'altro ha mai fatto.
Questa sera abbiamo guardato insieme “Control” di Anton Corbijn. Per mesi ho finto che sarebbe stato proiettato in un cinema della città. Oggi ho constatato che la mia cieca fiducia nel potenziale di queste terre pianeggianti ha generato solo delusione, privazioni e sempiterne incazzature.
Ci sono giorni in cui rimpiango i tempi della pochezza, quando i dischi su cui piangere erano solo una piccola torre. Sapevo come vestirmi, qualche parte interpretare. Ero in grado di fingere una conoscenza del post-punk che probabilmente non raggiungerò mai.
Spaziando tra generi che un tempo ero solita schifare credo di aver perso pezzi della mia capacità di trovare conforto in ciò che amo.
La sovrabbondanza di fonti ha cancellato il mio orgoglio identitario. Sono davvero qualcosa?
La visione di “Control” ha riportato a galla il ricordo dei tempi in cui scoprii i Joy Division.
Indossando cuffie che annullano il rumore del pianeta e tornando per necessità alla voce di Ian Curtis ho l'impressione che in questi anni non sia accaduto nulla. Nulla di ugualmente dilaniante.
A quindici anni amavo soffrire con la mia musica, per trarne una qualche forma di conforto. Oggi la sento scalpitare tra lo stridore di un treno in frenata ed auricolari che mi fanno venire la nausea.

La domanda é: perché non ho ancora appreso la sublime arte di sentirmi adeguata?
Non intendo sembrare una di quelle bimbe isteriche che si rivolgono polemicamente al Sistema. In mancanza di altri capri espiatori, accuso gli odierni emo.

Link: Il MySpace dei Joy Division

24.05.08

You Can't Walk in Your Sleep (If You Can't Sleep)

50ways.png
Avrei molti motivi per definire deprimente il mio corso di laurea. Eppure da qualche tempo ho deciso di impormi una certa di quantità di fiducia sistemica settimanale.
Studiare sociologia a Padova significa avere a che fare con un buon numero di professori competenti e simpatici, cosa che per me rappresenta una sconvolgente novità.
Qualche tempo fa, durante una lezione di Mutamento Sociale, il mio professore interpellò la sua platea relativamente alle cosiddette Reazioni di Adattamento al Rischio teorizzate da Anthony Giddens*.
Ognuno di noi cementicei studenti doveva comprende il senso delle quattro reazioni e individuare quella più vicina alla propria percezione della questione.
Le reazioni sono:
1. Accettazione pragmatica: consiste nel “partecipare alla vita in modo pragmatico, concentrando l'attenzione sui problemi e sugli impegni quotidiani. (...) L'accettazione pragmatica non è priva di costi psicologici. Essa implica un'indifferenza che spesso riflette gravi stati di ansia che in alcuni individui affiorano ripetutamente a livello cosciente. (...) E' compatibile con un atteggiamento di fondo pessimistico o anche di speranza, entrambi possono coesistere in maniera ambivalente.”
2. Ottimismo sostenuto: “è costituito essenzialmente dal perdurare di di atteggiamenti illuministici: una prolungata fede nella ragione provvidenziale a dispetto dei pericoli che minacciano la nostra epoca.”
3. Pessimismo cinico: “presuppone un diretto coinvolgimento nelle ansie provocate dai pericoli che comportano gravi conseguenze. (...) Il pessimismo non è una formula d'azione e nella sua forma estrema sfocia solo in una depressione paralizzante. Congiunto al cinismo, tuttavia, offre una prospettiva non priva di implicazioni pratiche. Il cinismo attenua il pessimismo perché per sua natura spegne le emozioni e introduce una vena di humour.
4. Impegno radicale: “atteggiamento di contestazione pratica nei confronti delle fonti di pericolo riconosciute. (...) Si tratta di una posizione ottimistica ma legata a un'azione di protesta più che a una fede nell'analisi e nella discussione razionale. Il suo primo veicolo è costituito dai movimenti sociali.”
E' facile immaginare che gli studenti del corso di Scienze Sociologiche, presso la Facoltà di Scienze Politiche di Padova, si collochino naturalmente all'interno della categoria dell'impegno radicale, che in parole povere significa anche fare la raccolta differenziata con un minimo di criterio.
I dati hanno invece dimostrato che buona parte dei miei compagni di corso preferisco la via dell'accettazione pragmatica e dell'ottimismo sostenuto.
Come non restare sconvolti di fronte all'evidenza? Persino chi apprende quotidianamente come sviscerare i problemi e valutarne una possibile risoluzione si manifesta poi come uno sfrenato ottimista di stampo settecentesco o come individuo dedito esclusivamente a sé stesso.
Noi adepti dell'impegno radicale -una risicata minoranza- ci scambiammo occhiate di tumultuoso sconcerto.

Le conseguenze di queste Reazioni sono evidenti presso i bidoni della raccolta differenziata, situati fuori dall'aula magna di Dipartimento. Ogni giorno ne contemplo il contenuto, crogiolandomi nella disillusione e nella rabbia.
Se degli studenti universitari coscienti del fatto che esiste un problema ecologico non sono neanche capaci di gettare le bottiglie di plastica nell'apposito bidone, che cosa frulla nella mente dei sedicenni che venti minuti fa hanno avuto il coraggio di sfottermi perché indosso un collare ortopedico?
Viviamo effettivamente in un regime di idiozia diffusa o sono io che ho a che fare con la feccia della gioventù veneta?
Queste sono solo alcune delle domande che deturpano la mia serenità. Senza contare il fatto che dal giorno in cui Berlusconi ha vinto le elezioni non ho più avuto il coraggio di guardare un solo telegiornale per intero.

Per calmare la mia angoscia e convincermi che la mia esistenza non si traduce solamente in emissioni di anidride carbonica ed accumulo di rifiuti, ho deciso di sfruttare il mio angolo di pseudovisibilità (i miei turni di comunicazione al bar non sembrano avere conseguenze degne di nota) per condividere con voi una serie di accorgimenti apparentemente scontati, ma che molti dei coetanei con cui mi sono confrontata sembrano ignorare, talvolta deliberatamente.

Questa nuova categoria si chiamerà Impegno Radicale, in onore dei pochi colleghi che hanno scelto questa opzione.

[In conclusione vi invito a leggere il mio intervento di maggio su Citylights, prima che scompaia....]

*Giddens ne parla all'interno dell'opera “Le conseguenze della modernità”, edita da Il Mulino.

Update: Vi consiglio di fare un giretto su 50 Ways to Help the Planet (via Neve di Miele)

30.05.08

Good Friday

mammamia.png
Ci sono giorni in cui torno a casa da Padova stravolta, mezza cieca, ma con un minimo di brezzolina positiva in corpo.
Oggi, ad esempio, mentre mi trovavo in treno, ho parlato con Baldra dei primi post che intendo scrivere per la nuova “rubrica” chiamata Impegno Radicale. Discutere con una persona informata e coerente mi fa stare meglio.
L'illusione che ogni singolo gesto quotidiano abbia una qualche minima conseguenza abbandona così il suo stato nebbioso e per qualche ora si fa più nitida. Sono i momenti in cui il celebre motto di Ulrich Beck -poi adottato da Legambiente- “Pensare globalmente, agire localmente” riacquista un senso preciso all'interno della mia quotidianità.

Ma basta davvero poco per crollare nuovamente nella voragine del dubbio. Oggi mi sono limitata a leggere qualche feed.
Su Sorelle d'Italia in mattinata è comparso un link ad un articolo di Repubblica relativo alle conseguenze della cancellazione dell'Ici e degli aiuti ad Alitalia.
I tagli ai fondi interessano ambiti quali ambiente, sostegno delle donne vittime di violenza (e prevenzione), trasporti locali, ferrovie, tecnologie, sport, immigrati, università e cultura.
Con delle premesse di questo tipo diventa davvero difficile pensare di poter resistere per altri cinque anni sotto Berlusconi senza esplodere.

Il desiderio di prendere a martellate i poveri di spirito che l'hanno votato è diventato una costante delle mie giornate.
Sto cominciando a perdere il mio tradizionale autocontrollo. Qualche giorno fa ho avuto un attacco isterico durante una lezione di Mutamento Sociale a causa delle uscite irritanti di uno dei miei compagni di corso, un tizio che sembra vivere per Lega Nord.
Quest'individuo -che pare molto affascinato da “fenomeni emergenti” quali le ronde notturne- ha osato sostenere che, dal suo punto vista, dopo l'avvento del nuovo governo Berlusconi la fiducia nel Parlamento e nei partiti da parte dei giovani è aumentata considerevolmente.
Anziché imprecare in silenzio, come faccio di solito, non ho potuto fare a masticare un -”ma che cazzo dice questo qua?”, impersonando dunque il ruolo della vile analfabeta.
Non so più cosa fare e ho paura di me stessa. Voi come tenete a bada la voglia di ammazzare i berlusconiani/leghisti più festosi?
Attendo consigli.

[Why? "Good Friday"]

About Maggio 2008

This page contains all entries posted to L'odore dei pomeriggi (quando li butti via) in Maggio 2008. They are listed from oldest to newest.

Aprile 2008 is the previous archive.

Giugno 2008 is the next archive.

Many more can be found on the main index page or by looking through the archives.

Powered by
Movable Type 3.35