Lost in the Supermarket*
And the silence makes me lonely
Domenica scorsa il demone della vecchiaia è tornato a farmi visita.
Mi ha fatto presente che dovrei abbandonare parte del mio usuale registro linguistico, perché ormai non sono più una teenager.
Che strano. Pensavo sarei rimasta teenager per sempre.
Ho considerato l'ipotesi di scrivere un post sui primi vent'anni della mia vita, ma poi ho cambiato idea.
Lo farò dopo il mio ottantesimo compleanno, quando saremo tutti morti a causa di qualche disastro ambientale.
Oggi però mi sento incredibilmente giovane perché, dopo aver constatato che, in un brano contenuto nel suo nuovo album "Kala", M.I.A. ha campionato il riff di Straight to Hell, ho sentito l'irrefrenabile bisogno di mangiare i miei tortellini ascoltando il primo album dei Clash.
Quand'ero piccola i Clash mi facevano schifo.
Mio padre ascoltava sempre "Sandinista!" e "Combat Rock" mentre andavamo in giro in macchina.
Ci sono voluti anni e decine di prese di coscienza musicali per spingermi ad ascoltare seriamente "London Calling".
Ciò che mi rendeva insopportabile il suono Clash era la loro passione per le contaminazioni. Tutt'ora tendo a rifiutare generi come il reggae e lo ska.
Nel migliore dei casi mi fanno venire voglia di spararmi.
Quando mi resi conto che White Man in Hammersmith Palais mi piaceva fui sconvolta da me stessa.
Oggi pongo il mio sguardo sui giovani concittadini muniti di creste ben costruite con il sapone di marsiglia e mi domando in che modo devono aver vissuto la morte di Joe Strummer. Soffrono ancora nel ricordare l'istante in cui presero coscienza di aver perso un uomo straordinario? Hanno pianto silenziosamente lacrime amare riascoltando con un'attitudine diversa la discografia dei Clash?
Non saprei dare una risposta certa, ma propendo per il no.
Nella mia terra l'old school punk è assimilato alle due derivazioni più monotone, cioè l'hardcore e l'oi. L'altra via, quella ben più degna di nota e soprattutto stimolante, del post-punk lampeggia nel buio. A tenerla in vita anche qui, dove persino i sassi desiderano la fuga, ci pensano persone diverse, che hanno ben poco in comune, ma che che tentano costantemente di non annegare nella vacuità, aggrappandosi alle dissonanze ignoranti della no wave o alla irripetibile dolcezza di "Colossal Youth" degli Young Marble Giants.
Chi commentò un vecchio post dicendo che do troppa importanza alla musica, che con il passare del tempo comprenderò che sono altre le cose importanti, probabilmente non ha mai superato la barriera che separa l'ascolto passivo da quello attivo.
La musica mi salvò dallo sfacelo. E lo stesso vale per la letteratura.
Non giudico la gente in base ai suoi gusti musicali. Però so che avrò problemi ad instaurare un rapporto umano davvero solido con una persona che finge di amare la musica, con chi è privo di quel tipo di sensibilità, con chi ad esempio ascolta emo di terza generazione.
Adoro parlare di musica, indagare il passato, scoprire generi nuovi. Non posso farne a meno. Dubito che in futuro le cose cambieranno.
Rimettere le mani sulla discografia del Clash, paradossalmente, mi fa sentire estranea alla scena punk inglese, tutta intenta a riprodurre sé stessa, schiava della filosofia “no future”.
Mi fa stare bene, in pace con me stessa.
Non so perché ci siano ancora così tante persone che fingono di vivere nel '77, imitando l'abbigliamento di John Lydon quando mentiva al mondo rimandosi Rotten (cosa che fa tutt'ora). Spero per loro che si tratti solo di finzione. In caso contrario sarebbe un qualcosa di troppo crudele da infliggere al proprio corpo.
*in memoria dei tempi dell'omonimo ed oramai defunto blog collettivo (quando i feed non esistevano e Splinder ospitava meno di 4000 blog)
[The Clash: Straight to Hell]
[Public Image Ltd.: Theme]
[M.I.A.: Paper Planes]







Ho capito fin dal primo istante che il disco degli 
- 22.41: Constatiamo che il gruppo che sta suonando è una cover band composta da tre chitarristi, un bassista, un batterista e una cantante. Il repertorio oscilla tra Led Zeppelin, Guns 'n Roses e AcDc. La band, il cui intelligentissimo nome è Danger, suona per un periodo di tempo indefinito. I membri del gruppo sono giovani e conseguentemente accompagnati dai genitori, fatto incredibile per gli standard del Capanno. Dopo un po' guardo Baldra e affermo: “Manca solo Stairway to Heaven”. Egli aggiunge: “E Paradise City”. 



