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Ottobre 2007 Archives

04.10.07

Lost in the Supermarket*

Long distance callers make long distance calls
And the silence makes me lonely

Domenica scorsa il demone della vecchiaia è tornato a farmi visita.
Mi ha fatto presente che dovrei abbandonare parte del mio usuale registro linguistico, perché ormai non sono più una teenager.
Che strano. Pensavo sarei rimasta teenager per sempre.

Ho considerato l'ipotesi di scrivere un post sui primi vent'anni della mia vita, ma poi ho cambiato idea.
Lo farò dopo il mio ottantesimo compleanno, quando saremo tutti morti a causa di qualche disastro ambientale.

strummer1.jpgOggi però mi sento incredibilmente giovane perché, dopo aver constatato che, in un brano contenuto nel suo nuovo album "Kala", M.I.A. ha campionato il riff di Straight to Hell, ho sentito l'irrefrenabile bisogno di mangiare i miei tortellini ascoltando il primo album dei Clash.
Quand'ero piccola i Clash mi facevano schifo.
Mio padre ascoltava sempre "Sandinista!" e "Combat Rock" mentre andavamo in giro in macchina.
Ci sono voluti anni e decine di prese di coscienza musicali per spingermi ad ascoltare seriamente "London Calling".
Ciò che mi rendeva insopportabile il suono Clash era la loro passione per le contaminazioni. Tutt'ora tendo a rifiutare generi come il reggae e lo ska.
Nel migliore dei casi mi fanno venire voglia di spararmi.
Quando mi resi conto che White Man in Hammersmith Palais mi piaceva fui sconvolta da me stessa.

Oggi pongo il mio sguardo sui giovani concittadini muniti di creste ben costruite con il sapone di marsiglia e mi domando in che modo devono aver vissuto la morte di Joe Strummer. Soffrono ancora nel ricordare l'istante in cui presero coscienza di aver perso un uomo straordinario? Hanno pianto silenziosamente lacrime amare riascoltando con un'attitudine diversa la discografia dei Clash?
Non saprei dare una risposta certa, ma propendo per il no.

Nella mia terra l'old school punk è assimilato alle due derivazioni più monotone, cioè l'hardcore e l'oi. L'altra via, quella ben più degna di nota e soprattutto stimolante, del post-punk lampeggia nel buio. A tenerla in vita anche qui, dove persino i sassi desiderano la fuga, ci pensano persone diverse, che hanno ben poco in comune, ma che che tentano costantemente di non annegare nella vacuità, aggrappandosi alle dissonanze ignoranti della no wave o alla irripetibile dolcezza di "Colossal Youth" degli Young Marble Giants.

Chi commentò un vecchio post dicendo che do troppa importanza alla musica, che con il passare del tempo comprenderò che sono altre le cose importanti, probabilmente non ha mai superato la barriera che separa l'ascolto passivo da quello attivo.
La musica mi salvò dallo sfacelo. E lo stesso vale per la letteratura.
Non giudico la gente in base ai suoi gusti musicali. Però so che avrò problemi ad instaurare un rapporto umano davvero solido con una persona che finge di amare la musica, con chi è privo di quel tipo di sensibilità, con chi ad esempio ascolta emo di terza generazione.
Adoro parlare di musica, indagare il passato, scoprire generi nuovi. Non posso farne a meno. Dubito che in futuro le cose cambieranno.

Rimettere le mani sulla discografia del Clash, paradossalmente, mi fa sentire estranea alla scena punk inglese, tutta intenta a riprodurre sé stessa, schiava della filosofia “no future”.
Mi fa stare bene, in pace con me stessa.
Non so perché ci siano ancora così tante persone che fingono di vivere nel '77, imitando l'abbigliamento di John Lydon quando mentiva al mondo rimandosi Rotten (cosa che fa tutt'ora). Spero per loro che si tratti solo di finzione. In caso contrario sarebbe un qualcosa di troppo crudele da infliggere al proprio corpo.

*in memoria dei tempi dell'omonimo ed oramai defunto blog collettivo (quando i feed non esistevano e Splinder ospitava meno di 4000 blog)

[The Clash: Straight to Hell]
[Public Image Ltd.: Theme]
[M.I.A.: Paper Planes]

09.10.07

Every Artist Needs a Tragedy

Sabato scorso toccammo il fondo.
Ci lanciammo in un folle giro della città recandoci ovunque ci fosse una parvenza di vita.
Dopo aver ingoiato vaghe reminiscenze di terrore, ci recammo al Sabotage Bar, dove qualche mese fa un eroinomane distrusse un finestrino della mia indifesa Subaru piegando la portiera anteriore destra.
Suonavano gli OJM, una band di cui avevamo già sentito parlare da qualche parte.
Dopo due minuti di esibizione per poco non vomitai davanti al palco. Ma evitai di farlo, perché ero circondata da uomini nerboruti poco rassicuranti.
Per la cronaca: gli OJM sono una band di Treviso che a breve partirà per un mini tour negli States. Fanno una sorta di hard rock anni '70 che incontra lo stoner. Potrebbero sembrare dei Led Zeppelin vestiti male muniti di cantante bruttissimo e con una voce orripilante. O in alternativa dei Wolfmother con un cantante dello stesso tipo, tutti dediti al recupero di amplificatori valvolari ed ignari del buon gusto.
Dopo aver constatato che ci stavamo facendo solo del male, scappammo di corsa.
A differenza di quanto ci era stato precedentemente comunicato, il Capannone Sociale era chiuso. Il suo popolo ha posto radici al Presidio Permanente. Questo non è che uno dei fatti deleteri connessi all'imminente edificazione della Ederle 2.
Abbandonammo dunque la zona industriale e ci recammo in via Quadri, dove da qualche anno sorge lo sfortunato Lynx Club, ex Midian.
Lì scoprimmo che l'entrata costava sei euro, una cifra improponibile per vedere i Cut, una band totalmente inutile del catalogo Homesleep.
battles200.jpg
Tutto ciò che volevo era ballare in pace, possibilmente da ubriaca, perché il Lynx è sempre vuoto, come testimonia questa vecchia foto, e io tendo ad imbarazzarmi facilmente.
Sono troppo povera per pensare di investire soldi in qualcosa che mi fa venire voglia di spararmi.
Sono masochista perché voglio ballare i Battles e qui pare che nessuno li conosca.
Il Totem ha riaperto. E' rincominciata la stagione dello scazzo serale, dell'esodo di massa verso discoteche costosissime piene di gente di merda, degli spritz che ti congelano le mani fuori dal Cancelletto.
Nel fine settimana ci guardiamo negli occhi e pensiamo: “droga”.

Come se non bastasse è ricominciata l'università e nel primo periodo del semestre corrente mi trovo a dover affronare sei ore buca. Il mercoledì sette. Vivo sulla mia pelle la mancanza di rispetto per i pendolari.
Ieri sono stata insultata da un tizio di mezza età che non approvava il modo in cui avevo parcheggiato la mia bici fuori dalla stazione. Gli ho detto: “Sì” e ho pianto mentalmente. Era troppo buio perché potessi reagire diversamente.

Mi conforta la certezza che nei prossimi tre anni non riuscirò ad andarmene da qui.
Nel frattempo contemplo le fonde della mia pianta dell'Ikea. Non so che pianta sia, perché sono cresciuta sull'asfalto, però è bella.

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In chiusura vi segnalo una serie di band che a mio avviso dovreste ascoltare. Io l'ho fatto e guardate come sono leggiadra e gaudente!

No Age:
"Weirdo Rippers" è uscito quest'anno per la Fat Cat. Non è un album, ma una sorta di raccolta di tutti i brani contenuti negli (introvabili) ep che i No Age hanno pubblicato negli ultimi tempi per svariate etichette statunitensi.
Compariranno senza dubbio nella top 10 dei miei dischi dell'anno.
- "Every Artist Needs a Tragedy"

Asobi Seksu:
E' da poco uscita (per One Little Indian) la ristampa del primo album omonimo. Tra qualche giorno ne scriverò su Vitaminic.
E' probabile che non capiate alcuni dei testi. Sono in giapponese :)
- “I'm So Happy But You Don't Like Me

Nervous Cabaret:
Nusrat Fateh Ali Khan incontra i Clash, Captain Beefheart e i Kocani Orkestar. Ne ho scritto oggi su Vitaminic.
-“Instant Lady

Hella:
Gente dedita ad un rumore à la Cedric Blixer-Zavala ed apprentemente fatta di acidi che ci regala brani straordinari come “Anarchists Just Wanna Have Fun”. Qui ne ho scritto più approfonditamente.
-“Hand that Rocks the Cradle

Land of Talk:
Amo la loro sconvolgente inutilità. Da qualche giorno non faccio altro che ascoltarli ballando da sola. Baldra dice che ricordano i Cardigans.
-“Summer Special

Forse un giorno guarirò da questa malattia che mi fa odiare l'indie pop svedese. Non sono ancora riuscita ad ascoltare tutto “Night Falls Over Kortedala” di Jens Lekman. Al secondo brano mi viene voglia di distruggere tutto quello che mi circonda.

16.10.07

Restyled!

cover.jpg
Da questa mattina è online la nuova versione di Vitaminic, il sito su cui abitualmente scrivo di dischi in compagnia di Marina, Daniele, Tomm, Enzo, Stefano, Nur e Davide.

Questa settimana potete ascoltare in streaming esclusivo il nuovo album degli Animal Collective.

17.10.07

Stella Diana: La Favorita

stella.jpgHo capito fin dal primo istante che il disco degli Stella Diana mi avrebbe messa in ginocchio. L'ho stretto tra le mani e ho pensato: “Mille martellate sulle dita”.
Dato che la politica editoriale di Vitaminic, il noto sito musicale su cui scrivo mediamente tre volte ogni settimana, è di non ammorbare il nostro pubblico con mille stroncature, io mi sento un po' triste e spesso mi scopro intenta a ruggire malignamente contro i vicini di casa, le ciccettine isteriche e una vagonata di dischi di merda.
Ovviamente i principi su cui regge Vitaminic sono validi e sensati mentre io sono solo una giovane resa irosa da cose come Vicenza, le FS, la sociologia, i conservatori, il Vaticano e via dicendo.
Oramai sono abituata a vivere il mondo musicale come un assemblaggio di Arcaico*, Vecchio** e Nuovo***. Non mi sento più particolarmente stupida quando realizzo che il mio cervello è diviso a compartimenti stagni. Un tempo mi sarei presa a randellate.
Dato che su Vitaminic non potrò più uscire dal mio corpo e contemplare la catarsi, sappiate che da oggi L'odore dei pomeriggi (che, per chi non lo sapesse, è il mio blog) ospita una nuova categoria chiamata “Stroncature”.

Cominciamo dunque parlando degli Stella Diana, una band di Napoli che mi è capitata tra le mani durante le mie peregrinazioni discografiche. Dato che fino a non molte ore fa ero convinta di doverne scrivere su Vitaminic, avevo prontamente posto il cd nello stereo della macchina, in modo da costringermi ad ascoltarlo approfonditamente. Ora che gli ordini sono cambiati mi sempra antipatico gettare direttamente gli Stella nel cesso.
“Perchè non parlarne sul blog?” mi sono detta mentre preparavo la tavola.

Dunque, gli Stella Diana sono una band che rientra nelle demoniache categorie “Forse Era Meglio Scegliere un Altro Lavoro” e “Copiare Non Ha Senso: L'Originale è Sempre Meglio”.
Il loro primo album si chiama Supporto Colore ed è dotato di una copertina che forse definirei colta.
Il disco si compone di dieci canzoni. Ognuna di esse è dotata di una base chitarristica vagamente post-rock, che in alcuni casi nega sé stessa facendosi sostituire da piccoli inserti molto Joy Division.
Al di là del fatto che una simile mancanza di originalità potrebbe già di per sé causare la morte di gente fredda e distaccata come i Mogwai e il nostro idolo David Pajo, non è arduo individuare qual è il il problema su cui si regge questo piccolo ammasso di ciarpame.

Apro una parentesi:
Tutti noi sappiamo che il nuovo album dei Marlene Kuntz, intitolato semplicemente Uno, è un insulto a Cartatica e a Il Vile. Sappiamo inoltre che Godano, il nostro amato cantore delle parole desuete, non è più quello di una volta.
Lo abbiamo visto da vivo qualche mese fa e siamo stati costretti a drogarci di caffé per non collassare, mente stormi di trentenni isteriche ignoravano il concerto per raccontare di quella volta in cui per poco non si scoparono il tale musicista dei Marlene etc etc.
Siamo insomma giunti alla conclusione che un solo Godano è più che sufficiente.

Il fatto che gli Stella Diana si lancino molto frequentemente in sproloqui godaniani, pur non essendo in grado di farlo, ci fa riflettere.
Che senso ha scrivere testi che non significano assolutamente niente? Solo i Verdena hanno il diritto di farlo. E ricordiamo che i tre lombardi quest'anno ci hanno fatto dono di un disco pazzesco.
Perché non dedicarsi ad attività più costruttive? Perché non andare a rubare gli zerbini della gente danarosa? Perché non raccogliere vermi al parco?

Rinascono pensieri sparsi, come discorsi senza risposte
è ciò che ci rispondono gli Stella.
Non so quanto Godano sia orgoglioso di aver seminato il germe dell'idiozia verbale in Italia. Per non parlare di chi, come i nostri amici napoletani, tenta anche di imitare il suo modo di cantare.

Forse dovrei più essere più diplomatica e dire:
-”Gli Stella Diana hanno le capacità per fare di meglio” oppure “Gli Stella Diana sono molto eleganti. Mi piacciono le loro scarpe”.
Ma non avrebbe senso. Che ne sarebbe della mia catarsi?
Mi associo dunque ad Enrico Veronese che, sull'ultimo numero di Blow Up, demoliva Supporto Colore senza farsi grossi problemi.

Visita il MySpace degli Stella Diana
oppure scarica una canzone che mi sta facendo impazzire
[Amari “Manager nella nebbia”]


*per arcaico ovviamente intendiamo ciò che ascoltano i nostri nonni, i nostri genitori, il nostro negoziante di fiducia; ciò che ha segnato la storia della musica (ma anche no), ciò che compare nelle guide “Capire la Storia della Musica in 10 Minuti”, ciò che in qualche modo potrebbe essere equiparato al più grande disco di tutti i tempi, ovvero il White Album. Gli album seminali. O meglio: ciò che le ciccettine isteriche ignorano e ritengono fastidioso (come accadeva per gli Smiths, prima della terza ondata Emo, che noi deprechiamo addirittura più di Zeitgeist)
**per vecchio ovviamente intendiamo ciò che sta tra arcaico e nuovo
***per nuovo chiaramente intendiamo solo dischi usciti negli ultimi sei mesi

21.10.07

Don't you cry tonight*

beast.png
Ieri sera, mentre stavo indossando i miei occhiali tartarugati, fui colta dal fulmine dell'ispirazione. Controllai l'aderenza dei miei anfibi al suolo e risi nascostamente.
Non ero ubriaca. Non avevo fumato.
Avevo però incontrato l'amico A., il cui vero nome è Luca. Tra di noi non c'è mai stato dialogo. In genere lui ama raccontare delle sue visioni, delle sue prese di coscienza dettate dall'abuso di sostanze stupefacenti e via dicendo.
Ieri si limitò a fare una serie di gesti riprodotti in loop per una decina di volte.

Mi chiesi dunque se quello era il massimo cui il collega ed io potessimo aspirare per sfogare la nostra ira infrasettimanale. Da ciò scaturì l'idea per una nuova rubrica, profondamente autoreferenziale, forse un tantino inutile. Tra vent'anni tornerò a leggere tutti i miei interventi e farò un grafico.
La nuova rubrica si chiama “Cosa ho fatto sabato sera” ed il suo scopo è quello di delineare in poche righe gli eventi che hanno fatto battere il mio cuore in quello che dovrebbe essere il momento più salvifico della settimana. Spero di poter dotare questo angolo di una ombreggiatura tragicomica, per rendervela più sopportabile.

E ora: Cosa Ho Fatto Sabato Sera pt.1 (20/10/07)

- 18.30: Mi reco al noto spritz bar Cancelletto in compagnia di Baldra e Giulia. Conversiamo amabilmente tentando di scaldarci con l'alcol. Baldra riceve via sms un invito per una cena soli-uomini a casa di Dada, il deprecando pantofolaio di cui già scrissi qui.
- Ora Imprecisata: Dopo aver accompagnato Giulia alla fermata dell'autobus Baldra ed io torniamo a piedi verso la mia dimora, dove ci nutriamo di minestra di dado vegetale. Guardiamo una puntata e mezza dei Simpsons in lingua originale.
- 21.30: Dopo aver constatato che nessuno sarebbe venuto al Cancelletto per partecipare a quello che è l'unico momento di aggregazione giovanile berica privo di discriminazione, Baldra ed io raccattiamo la macchina e andiamo a nutrirci presso la Birreria n°1, luogo solitamente pieno di famiglie e infestato da animali impagliati. Io mangio una bruschetta. Baldra mangia degli gnocchi e un'insalatina.
- 22.30: Ci rechiamo presso il Capannone Sociale, che ha riaperto di recente. Ovviamente è popolato dal popolo del No Dal Molin e da un numero sconvolgente di giovinetti.
- 22.35: Incontriamo A., che fa il mimo per noi
- 22.40: Scopriamo che l'entrata è gratis con la tessera Arci. Sfoggiamo dunque la nostra tessera Arci.
guns.jpg- 22.41: Constatiamo che il gruppo che sta suonando è una cover band composta da tre chitarristi, un bassista, un batterista e una cantante. Il repertorio oscilla tra Led Zeppelin, Guns 'n Roses e AcDc. La band, il cui intelligentissimo nome è Danger, suona per un periodo di tempo indefinito. I membri del gruppo sono giovani e conseguentemente accompagnati dai genitori, fatto incredibile per gli standard del Capanno. Dopo un po' guardo Baldra e affermo: “Manca solo Stairway to Heaven”. Egli aggiunge: “E Paradise City”.
E' dunque straordinario constatare che i due pezzi successivi sono proprio quelli citati. La band è orripilante. Si perde in assoli infelici e poco riusciti. La cantante ritiene opportuno mantenere lo stesso tono di voce per tutta la durata del concerto. Baldra ed io riflettiamo sul fatto che a Vicenza una cover band dei Pearl Jam o dei Radiohead sarebbe vista assai negativamente. Per non parlare di chi si scrive i propri pezzi.
- Ora Imprecisata: Si presentano sul palco degli sfigati ubriachi. Indossano magliette che ci permettono di classificarli come adepti dell'HC (Nabat, The Casualities, etc). Come prima cosa propongono un'intro durante la quale tentano di rappare delle bestemmie.
Quando cominciano a suonare il cuore di Baldra esplode di tristezza. Ce ne andiamo.
- 01.00: Una volta giunti a casa beviamo acqua di rubinetto. Poco dopo ci piazziamo davanti alla tv con la mia gatta grigia. Guardiamo una serie di cose a caso, tra cui l'inizio di Arma Letale 3, Marzullo e parti di un programma su Gambero Rosso sulla coltura del peperoncino.
- 2.00: Ci infiliamo nel mio letto, schiacciati come sardine.

[Mogwai: Don't Cry* (Peel Session) (Guns 'n Roses cover)]

22.10.07

Un Dernier Verre (Pour La Route)

beirut.png
Se siete stanchi di avere a che fare con band composte da ventenni ignoranti e dediti al plagio, se provate l'irrefrenabile desiderio di uccidere chiunque si vesta come un debosciato post-Strokes (ex. Blondelle, Pigeon Detectives o più in generale buona parte delle band che finiscono sulla copertina di NME), allora esiste la possibilità che il giovane Beirut faccia per voi.
Il suo primo album, Gulag Orkestar, uscito l'anno scorso per Ba Da Bing!, ha messo a dura prova il mio cuore di cemento, giocando con atmosfere balcaniche à la A Hawk and a Hacksaw, un fiume ottoni e melodie strazianti.
The Flying Club Cup, il secondo lavoro di Zach Condon, è dedicato alla Francia. L'ho ascoltato parecchio, cercando di farmelo piacere quanto Gulag Orkestar.
Oggi pomeriggio, mentre studiavo tra le mura della biblioteca di Scienze Politiche, ho fatto un ulteriore tentativo, ma il risultato non è stato quello previsto. L'ho trovato molto meno immediato dell'esordio. Il battito del mio cuore non è cambiato.
Una volta tornata a casa ho letto l'ultimo post di Marina, ho guardato il video in presa diretta di “Nantes” che aveva segnalato e ho lasciato che i brividi mi abbracciassero.
Sul sito di Beirut potete trovare tutte le canzoni di The Flying Club Cup eseguite dal vivo, alleggerite di quella superficie plastica e di quelle rifiniture che paiono aver privato il disco di parte del suo potenziale.
Fate dunque un favore ai vostri irrequieti spiriti e guardate questi splendidi video.

Guarda “Guyamas Sonora” (sotto)


25.10.07

Oi! This is England

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Oggigiorno non è raro che i film sulla gioventù facciano schifo.
Trovo particolarmente irritante il fatto che, in tv come al cinema, gli adolescenti vengano spesso interpretati da venticinquenni barbuti e signorine dall'aria fin troppo matura.
L'Italia da questo punto di vista si spreca, facendoci continuamente dono di film patetici e saturi di luoghi comuni, che però paiono attirare non poco le bimbe, almeno a giudicare dagli incassi.

Personalmente sono molto preoccupata per i cervelli delle attuali quindicenni. La mia impressione è che il Progetto Rincoglionisci il Giovane messo in atto da Mediaset una ventina di anni fa stia finalmente funzionando come si deve. Il fatto che molti quindicenni italiani non siano in grado di parlare e scrivere è un tantino preoccupante. Dati empirici dimostrano che una significativa parte del campione analizzato passa il proprio tempo su MSN, guardando Disney Channel e fissando il vuoto.
Questa gente spesso può dire di non aver mai letto un libro. Quelli obbligatori durante le vacanze estive vengono smaltiti in dieci minuti con la ricerca dei riassunti su internet.

Qualche giorno fa ho guardato un film che s'intitola “This is England”.
Il mio primo pensiero è stato: “Questa cosa dovrebbe essere mostrata nelle scuole.” Poi però ho pensato ad una sedicenne di mia conoscenza che qualche giorno fa ha dimostrato di non conoscere la differenza tra Oriente e Occidente. La stessa sedicenne che qualche mese fa sosteneva di ignorare l'identità di Bill Clinton.
E' chiaro che per questa gente un film come quello di Shane Meadows potrebbe non significare assolutamente niente.
“This is England” racconta di un'Inghilterra martoriata da Margaret Tatcher e pone il suo sguardo sulla figura di Shaun, un undicenne magistralmente interpretato da Thomas Turgoose, che entra nelle fila del National Front. Credo che questa pellicola, premiata al British Independent Film Festival, possa essere significativa per qualsiasi adolescente, perché talvolta la parole di un genitore o di un insegnante non possono valere nulla di fronte al fascino di un'ideologia insensata. “This is England” invece mostra concretamente gli aspetti più deleteri della violenza gratuita e le conseguenze dell'abbandono della ragione.
Personalmente ho apprezzato molto questo film anche perché buona parte della musica che amo di più viene dall'Inghilterra degli anni '80. Ho letto qualche testo sull'argomento, ma in tempi recenti non mi era mai capitato di vedere un film del genere con una simile ambientazione.
Un altro innegabile merito di “This is England” è quello di parlare degli skinhead senza assimilarli automaticamente ai neo-nazi, cosa che mi risulta accada nel 95% dei film in cui si parla di questo argomento.

Consiglio dunque a tutti voi di visionare questa pellicola. Mi risulta che sia uscita anche in Italia, ma è molto difficile da reperire. Io alla fine l'ho scaricata in lingua originale e ho avuto un po' di problemi a capire tutti i dialoghi, ma credo che valga la pena di sforzarsi per apprezzare pienamente l'opera.
E' molto probabile che il doppiaggio italiano sia fuorviante ed imbarazzante.

Guarda il trailer di “This is England” (sotto)

[Dexys Midnight Runners: Geno]

26.10.07

Another Genius Idea From Our Government

government.png
Uno dei motivi per cui amo molto passare il mio tempo libero leggendo l'Internazionale (che scrocco abitualmente a Baldra) è il senso di soddisfazione che provo ogni settimana nel sfogliare la rubrica Italieni, ovvero “L'Italia vista dai giornalisti stranieri”.
Come già scrissi qualche tempo fa, mi considero una persona dedita all'angoscia.
Durante gli ultimi mesi non solo ho constatato che quest'ultima sta crescendo immensamente occupando molto spazio nel mio cranio, ma ad essa non posso fare a meno di sommare una sorta di angoscia derivativa, data dal fatto che mi sento male quando penso ai mass media italiani e alla loro giocosa tendenza ad ignorare le notizie che generano la mia angoscia primaria.
Le rare volte in cui mi capita di guardare i telegiornali vengo assalita da furia omicida, mentre dietro le mie spalle scorrono centinaia di notizie degne di nota che mai e poi mai vedremo in onda sulle nostre splendide reti nazionali.
Ignoriamo per un attimo la questione guerre in senso stretto, troppo deprimente per turbare la quiete mentale dell'italico svaccato sul divano. Che dire della crisi di governo del Belgio? Il paese è senza esecutivo dalle elezioni del 10 giugno. E come non citare i civili iracheni ammazzati costantemente e senza motivo da mercenari, dipendenti di società di sicurezza private, pagati dal governo americano? Il loro numero è incredibile: sono 160.000, laddove i militari statunitensi impegnati in Iraq sono 168.000.

Una notizia che ci riguarda da vicino di cui sentiremo parlare ben poco al di fuori della blogosfera è questa: il Governo intende tassare i blog, obbligandoli a diventare testate giornalistiche.
Su civile.it trovate il testo di questo vergognoso disegno di legge sull'editoria, datato 3 agosto 2007.
Un commento ragionato é invece reperibile su Punto Informatico.
Se poi amate provare incondizionata vergogna e desiderio di fuga, vi consiglio questo simpatico articolo comparso due giorni fa su Times Online: “A geriatric assault on Italy's bloggers”.
Bernhard Warner l'ha aggiornato ieri, con l'intervento “A glimmer of hope for Italian bloggers?”.

[update] Firma la petizione contro questo DDL (grazie Minerva)

[Talking Heads: Don't Worry About the Government]
[Erase Errata: Another Genius Idea From Our Government]

28.10.07

Cosa ho fatto Sabato Sera pt.2

emo.png
Dopo aver intrapreso la via dello stordimento alcolico, contemplai i fiumi di villici che si riversavano in centro a causa della “Mezza-Notte Bianca”.
Ovviamente non si tratta di un simpatico gioco di parole; a Vicenza i Grandi Capi hanno realmente scelto quel nome, che a mio avviso non è altro che una gigantesca presa il culo.
Ad ogni modo la Notte Bianca di Vicenza è una delle nostre più cementicee certezze. Ogni anno suonano gli stessi gruppi, spesso addirittura nelle stesse piazze. L'angolo Giovani, ovvero lo spiazzo di fronte al bar Da Renato era inverosimilmente pieno di gente. Lì suonarono ben quattro band. Alcuni facevano emo generico, altri facevano emocore. Che gioia per le nostre stanche e impure orecchie!
Li insultammo con poco entusiasmo tra una canzone e l'altra.
Nell'angolo Giovani (che chiamo così solo perché il resto del centro era occupato da gente incartapecorita e sdegnosa) individuai gente del mio asilo, della mia scuola elementare, della mia scuola media, del liceo Pigafetta, dell'Istituto Farina, del catechismo, delle mie svariate compagnie. C'era inoltre la mia ex migliore amica che non mi rivolge la parola da quattro anni. Più o meno tutti, dunque.
Mentre cercavo di apparire normale nonostante la quantità ingente di spritz ingeriti troppo velocemente, mi scoprii intenta ad imitare il modo in cui il cantante di un gruppo emocore, che sul MySpace si autodefinisce erroneamente post hardcore, chiamato A Decadence History* stava presentando un brano.
Credo di aver insistito molto sulla mancanza di poesia dei giovani emo berici e sulla loro palese idiozia.
Dopo un minuto di soliloquio mi voltai e notai che una signora di mezza età mi stava lanciando uno di quegli sguardi che di solito a Vicenza sono riservati ai profanatori di chiese. Mi stupii, perché stavo indossando i miei occhiali tartarugati, che credevo capaci di farmi apparire intelligente.

Successivamente Baldra affermò che era il caso di andare al bar Astra per contemplarne la fauna. Dopo qualche resistenza mi accodai. Una volta giunti nel luogo in questione notai che stava suonando la stessa band ska dell'anno scorso. Qualche istante dopo Baldra vide Pacci e lo salutò, fatto che mi gettò in un catino di disperazione e mi spinse alla fuga.
Il resto della serata fu dedicato alla salubre attività del Pensare Ad Altro. Quando decisi di ritirarmi nelle mie stanze Baldra mi seguì fino a casa. Fu a quel punto che molto intelligentemente lo chiusi fuori.

[Fugazi**: Repeater]

*A Decadence History: band berica che non apprezzai soprattutto a causa dei loro testi imbarazzanti.
**Morte ai giovani emo che ignorano i loro padri.

31.10.07

God Only Knows

pope.png
Sono giorni bui.
Mi dedico a letture religiose per il bene della mia opera, prematuramente denominata Spiderland. Se mai la concluderò spero che David Pajo mi denunci.
Sarebbe emozionante.

Non appena avrò un po' di tempo, abbandonerò i testi di critica e mi dedicherò alla Bibbia.
Cercavo svago in un romanzo e senza rendermene conto mi sono trovata nel bel mezzo de “I Sotterranei del Vaticano” di Gide.
So che questo non è un buon segno.

Mentre svolgo le mie attività quotidiane, come prendere un treno puzzolente o mangiare insalata con le bacchette all'entrata della Facoltà di Scienze Politiche, non posso fare a meno di pensare al mio passato e al modo in cui fui indottrinata.
Se da un lato la vicenda di cui sto scrivendo è una sottile vendetta verso i miei educatori, dall'altro la furia con cui mi dedico alla raccolta di documentazione è un tentativo di trovare risposte.

Qualche giorno fa, mentre seguivo una lezione di Sociologia della Conoscenza, constatai che la mia visione del pensiero di Heidegger era completamente priva di senso.
Non sono riuscita a provare odio o risentimento nei confronti della mia professoressa di filosofia, responsabile dei miei problemi con l'amico Martin, nel liceo cattolico di cui tanto scrissi. E' una brava persona.
Il problema in tutta questa faccenda è che lei è una suora. Probabilmente non vede nulla di male nel fornire ai suoi studenti interpretazioni dal puzzo cattolico.
Non dimenticherò mai un giorno in cui a ricreazione stavo vagando per la scuola. Ero in quarta superiore e già da svariati anni mi professavo atea, anche se non in contesto scolastico (questo avrebbe peggiorato ulteriormente la mia posizione). Passai davanti all'aula di una delle quinte e osservai cosa stava accadendo.
Pareva ci fosse una lite in corso tra la mia professoressa di Filosofia e una studentessa. Per qualche motivo quest'ultima si era vista costretta ad affermare pubblicamente che secondo la sua opinione Dio non era che un'invenzione umana. Rimasi sconvolta e pressoché pietrificata di fronte alla reazione della mia prof, che per poco non si mise ad urlare affermando che tali supposizioni erano frutto di ignoranza. Diceva che era l'esistenza di Dio è evidente; chi tenta di confutarla finisce sempre nell'errore.

Ho un problema con la Chiesa Cattolica.
Innanzitutto la odio per avermi reso cieca, per aver abusato del mio cervello, del mio spirito.
La odio per ciò che mi ha fatto credere.
Odio il modo in cui si è radicata nel mio corpo.
Sono anni che faccio immani sforzi di volontà per scacciare tutti i residutati della mia patetica fede. Eppure non passa giorno senza che io mi ritrovi intenta a rimuginare su dogmi e ciarpame simile.
Talvolta mi sento inconsapevolmente in colpa per quello che faccio, perché mi era stato detto che è sbagliato e che Dio, che è ovunque e ci guarda, non approva simili comportamenti.
Cacciare questo senso di fastidio, che è come un prurito non localizzabile, risulta spesso più complesso del previsto, indipendentemente dalle mie certezze. Credo che Dio sia un'invenzione eppure non faccio altro che inciampare su di lui. Leggo Christopher Hitchens e, alzando lo sguardo, vedo un'immagine della Madonna, presente nella mia cucina dall'anno della conversione di mia madre. La fisso, scaccio il desiderio di buttarla via.
Credevo fermamente in Dio, lo amavo, pregavo con una imbarazzante regolarità, anche se già alle elementari ero riuscita a mettere in crisi qualche catechista con delle domande infantili.

La Chiesa ha forgiato il mio spirito, direttamente ed indirettamente.
Ieri leggevo che Ratzinger si è recato ad una convention di farmacisti cattolici, dove ha affemato che dovrebbero evitare di vendere la pillola del giorno dopo o più in generale medicine "che abbiano scopi chiaramente immorali, come per esempio l'aborto e l'eutanasia"
Questa è pura istigazione al disservizio. In un paese civile le reazioni sarebbero state ben più significative, dato che la questione sfocia inesorabilmente nell'illegalità.

Essere stata cresciuta sotto una cupola di marmo cattolico mi fa vergognare di me stessa.
Tutto il mio risentimento giace impilato sulla mia scrivania, sotto forma di libri, articoli di giornale, appunti e foglietti.
Se solo ne avessi il tempo mi dedicherei anima e corpo alla loro rielaborazione.

[Temple of the Dog: Say Hello 2 Heaven]

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