Ode alla moritura Subaru M80

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Bacio il tuo parabrezza impolverato, o Subaru Merda,
mentre si avvicina inesorabilmente il giorno in cui sarai cubetto.
Ricordo quando ti portammo a casa:
Mater acquistò subito dei coprisedili carini, perché eri troppo brutta.

Immatricolata nel 1992, mi ricordi i tempi delle scuole elementari, quando nevicava e non ci muovevamo più.
Le tue minuscole ruote sono note a tutti.
Qualche mese fa ci recammo al concessionario Opel della città, e l'omino con cui parlammo, nel tentativo di ricordare le caratteristiche del tuo modello, M80, disse:
-”Oh, quella con le ruotine!”
Eppure è straordinaria la tua tenuta su strada!

Presto sarai messa fuori legge.
Il tuo motore entra nel mio portafoglio.
Sei scomoda.
Al tuo interno è impossibile praticare ogni genere di attività ludica, come giocare a scarabeo, fare sesso e ascoltare musica.
Non è raro dare testate ovunque.

Ricordi i tempi in cui i drogati psicotici del Sabotage Bar ti assalirono e piegando la tua portiera anteriore destra mandarono in frantumi il finestrino?
Fummo costretti ad ordinare il pezzo di ricambio in Austria, perché altrove era introvabile.

La gente ti guarda e pensa: “Tre porte” e aspetta che i corpi seduti davanti scendano per permetter loro di salire.
Invece tu sei una cinque porte, o tenera auto giocattolo.
Ricordi quando Beppe salì al mio fianco e con la sua usuale perspicacia disse: “Ma perché ha un volante con scritto Subaru?”
E io risposi: “Perché è una Subaru.”
Lui disse: “Credevo fosse una Fiat”.

Presi la patente un anno e mezzo fa. Il giorno stesso strisciai la tua fiancata destra sul muretto di casa.
Nessuno se la prese.
Poi ti ricoprii di adesivi, di pois verdi.
Successivamente sparirono per questioni di sicurezza.

E ricordi i tempi in cui i pulotti ci fermarono mentre tornavamo da Padova e ci intimarono di spegnere i fendinebbia?
Tu non hai i fendinebbia, bimba mia, hai solo dei fari strani che non illuminano posti dove solitamente sono situati i fendinebbia.

In autostrada oltre i 100 km/h vibri e questo mi spaventa.
Non andammo mai oltre i 150 km da casa. A volte ci abbandonasti per mezz'ore intere, in mezzo al nulla, in piena notte.

D'inverno slitti che è un piacere. Non vuoi mai partire.
Dobbiamo tenere l'aria tirata per venti minuti e poi tirarla nuovamente ad ogni stop.
Mi spaventi quando muori in mezzo agli incroci senza apparente motivo, ruggisci e non riparti.

I tuoi sedili si staccano e sono pieni di muffa. Ci sono ancora i residui di quella volta in cui Beppe rovesciò un chilo di salatini per sbaglio. Passai l'aspirapolvere, ma fu inutile.

Il tuo freno a mano è poderoso. Tiralo in corsa e puzzerai di bruciato per una settimana.
Ci divertivamo a marchiare l'asfalto a Laghetto, in Capanno, nei luoghi desolati.

Ti chiamano Suzuki, perché ti credono sfigata.
Ma sei solo vecchia e piccola.
La mia Subaru Merda.
Se fossi ricca terrei la tua carrozzeria e ti rifarei da capo.
Ma ti manca tutto.
L'impianto elettrico l'ho fatto fare io, per poter mettere l'autoradio.
Le casse me le donò Luca, perchè i suoi hanno un'officina e dispongono di molti scarti.
Successivamente tentai di metterne di nuove, ma come aveva previsto Nata, i collegamenti saltarono presto.
Questo perchè Mater usava le casse per appoggiarci sopra i sacchetti della spesa.
Non hai l'aria condizionata, l'abs, l'esp, il servosterzo, lo specchietto retrovisore destro, i fendinebbia, lo specchio per rimirarsi la faccia, l'orologio, il contagiri, le cinture di sicurezza sui sedili posteriori, il posacenere.

Mercoledì dipartirai, bimba mia.
Ti ricorderò sempre come la mia prima auto, quella che occupava meno della metà dei parcheggi del concessionario Volvo di Vicenza, senza dubbio amorevole e bastarda.
Sentirò la mancanza dei tuoi sedili che si staccano e delle cinture che segano il collo.
Con te ho provato ogni genere di ebbrezza.
Ci vediamo nell'Oltretomba.

Inoltre:
Il tragico video con con diciamo addio alla mia Subaru M80, girato da Baldra. La scarsa qualità della musica in sottofondo non è da imputare alla telecamera ma al mio autoradio.

[Verdena "Le tue ossa nell'altitudine"]

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