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Take me Somewhere Nice

s856.jpgQuesta è una settimana che abbiamo voluto dedicare agli studi sociologici, all'autocommiserazione e ai progetti vacanzieri.
Presto ci sposteremo nello scenario acquatico di Amsterdam e con ogni probabilità non riusciremo a gestirlo. Già mi vedo delirante al suolo, travolta da un numero inaudito di possibili cose cui dedicarsi.

Di recente mi sono recata in quel di Bologna per un giocoso party domestico e ho scoperto un sacco di cose incredibili sul senso della vita.
La cosa più rilevante è questa, e in un certo senso la sapevo già: mai e poi mai io, Baldra e le persone con il nostro background culturale riusciranno ad integrarsi realmente con una qualche categoria umana pregevole/non pregevole.
Sabato mi sono divertita, ho conosciuto e rivisto delle persone adorabili, ma sotto sotto, nonostante il grado di alcol in corpo che cresceva, ho capito che io sono solo Margherita la lamentosa, che depreca l'indie pop acustico troppo allegro, che non può fare a meno di sbandierare le sue origini beriche, fatte di pianura, ignoranza diffusa, assoluta mancanza di curiosità.
Vicenza è il mio fardello e so che non me ne libererò mai.
Qui non riesco mai a fare i discorsi che mi premono. Se tento di abozzarne uno finisco per fare la figura dell'idiota.
A Bologna mi sono sentita accolta e protetta da alcune persone, ma guardando negli occhi qualcun'altro ho visto in me stessa quanto di più becero sia mai stato partorito negli ultimi tre secoli. Perché ho un approccio alla vita da provinciale, perché non ce la faccio ad ascoltare tutti i dischi che escono ogni giorno, perché alla fin fine non mi interessano queste cose.
Tornare a casa con il cervello saturo e un caffé orribile in corpo mi ha permesso di far fluire i pensieri, senza farci troppo caso. Ho capito che né lì né qui sarò mai a casa. E' irrilevante il fatto che da anni mi sia impossibile perdermi a Vicenza, che veda in essa il mio appiglio e la mia rovina intellettuale. Essa è il mio espediente narrativo, la mia principale fonte di frustrazione. Odio i turisti che vengono a visitarla, che restano un paio d'ore e poi scappano verso Padova, Verona o Venezia. Rimirano il marmo palladiano, il palazzo dove mia madre ogni giorno fa le veci del Ministero delle Finanze. Vicenza piace ai turisti. E' inspiegabilmente accogliente. Le case non sono troppo alte, McDonald's occupa il centro nevralgico di Corso Palladio.
Il centro si attraversa in dieci minuti. Poi è già periferia.

Siamo nati qui e abbiamo già perso.
Meritiamo di essere emarginati perché spendiamo tutti i nostri in benzina per spostarci il più possibile.
Ieri dicevamo: “Milano non è poi così lontana. Sono solo 205 chilometri da Vicenza Est”.
Ormai andare e tornare da Bologna è diventato uno scherzo.

[Mogwai Christmas Steps (J.Peel Sessions)]

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Comments (10)

e che cazzo, margherita!! quante volte ancora dovrò aggiornare il blog-roll?! :)

Bella scelta di colori! L'mp3 dei mogway però non si sente.

Ti faccio da correttore di bozze, Margherita. Settimo capoverso, "Qui non riesco a mai": non c'è una a di troppo?

enzo:

Solo perché alla cena mancavo io.


(Nasco e cresco altrettanto provinciale, e Bologna mi fa sentire in ritardo di almeno dieci dodici anni su tutto e tutti. Poi ci fai l'abitudine, e ti sembra di vivere una perenne puntata del telefilm di Buck Rogers, solo con vestiti più decenti).

mexicat:

da ipernerd mi sento in dovere di dirti che movable type fa un po' cagare. però qua è tutto molto bello.

Come è vero quello che dici sull'integrazione.
Faccio una fatica disperata a trovare persone con cui parlare a Bologna.
Non conosco così bene Vicenza da poter fare paragoni con la mia città, però anche io mi sento addosso "il provincialismo". E' pesante e a volte, purtroppo, anche rassicurante.

violet_mood:

anch'io mi associo al provincialismo, provenendo dalla campagna simil-paludosa dell'alta provincia padovana. ho la sensazione come di essere assalita da una ragnatela vischiosa che si spezzerà con fatica quando me ne andrò. ma io odio questo posto. forse te scrivendo ogni giorno di vicenza la senti anche più vicina e ingombrante di quanto vorresti. io ci dormo, e se proprio non devo uscire per cose varie, mi barrico a guardare film. potrei essere anche in una capanna di fango nell'africa equatoriale e sarebbe lo stesso.
però sono convinta che mi sentirò una campagnola con il cappello di paglia e la spiga in bocca quando emigrerò in altre realtà, e mi sentirò a disagio, pur sapendo che troverò persone molto più simili a me di quanto magari ne ho incontrate qui. almeno posso dire che non ho repirato troppo smog da piccola, vedevo l'alba davanti casa e andavo nei campi a rotolarmi nel fieno. questo vuol dire che alla fine non odio tanto questo posto?

Per quanto riguarda il provincialismo la mia ridente cittadina ne ha fatto uno stendardo. Piccola Parigi si fa chiamare, lei, che d parigi ha forse un vago ricordo nel parco Ducale. Il ducato...c'è anche la tv...teleducato. Come se da Maria Luigia ad oggi non fosse successo nulla. L'immobilismo parmense. Con questo non credo neppure che Bologna e i bolognesi siano così "avanguardistici". Sarà perchè da una vita la frequento, sarà perchè condividendo gli spazi della grassa emilia ci sentiamo un pò cugiuni, ma Bologna non è meno provinciale di altri luoghi. Il concetto di apertura mentale, di luogo aperto risiede più nei singoli che lo vivono. Certo è più facile incontrare gente aperta in una grande città universitaria crocevia di erasmusiani, fuorisede, fuoriditesta, ma non bisogna mai illudersi che questi personaggi a casa loro siano meno provinciali di quanto lo siamo noi. Io credo che un singolo non possa cambiare il contesto in cui vive, ma nemmeno il sentirsi al di fuori del mondo è l'ipotesi più efficace.

per minerva:
non è tanto la volontà di sentirsi "al di fuori del mondo", quanto piuttosto l'essere trattati da sfigati ovunque si vada..

Cla:

Ognuno è quello che è sempre stato, in fondo.

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